È un’area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo.
Secondo l’ordinamento italiano sono possibili tre tipologie di discariche: per rifiuti inerti, per rifiuti non pericolosi (tra cui i rifiuti solidi urbani), per rifiuti pericolosi.
Lo smaltimento in discarica è considerato l’ultima fase delle operazioni di gestione dei rifiuti. Essa dovrebbe infatti essere un’opzione residuale a cui destinare soltanto gli scarti derivanti dalle attività di riciclo, TMB, incenerimento o gassificazione.
A tutt’oggi, tuttavia, essa rimane in Italia la più diffusa modalità di smaltimento con oltre la metà dei rifiuti prodotti conferiti in discarica.
AMBIENTE
Le discariche, pur rappresentando l’opzione meno adeguata dal punto di vista ambientale nella gerarchia degli interventi in materia di rifiuti, continuano a essere il metodo più diffuso di gestione.
Le principali criticità ambientali di una discarica sono costituiti da:
- Gestione dei rifiuti;
- Consumo di suolo;
- Emissioni in atmosfera (convogliate, diffuse, odorigene);
- Scarichi idrici;
- Suolo e sottosuolo;
- Impatto visivo.
I parametri ambientali da monitorare con frequenze definite dalla normativa, sia per il periodo di gestione sia per quella post-operativa sono:
- Percolato, cioè il liquido che si raccoglie sul fondo delle discariche, derivato dalla miscela dei prodotti di decomposizione del rifiuto e le acque meteoriche, arricchito delle sostanze inquinanti che si trovano nei rifiuti;
- Acque superficiali di drenaggio;
- Qualità dell’aria e dati meteoclimatici;
- Biogas, cioè il gas che si genera dalla fermentazione anaerobica (in assenza di ossigeno) dei rifiuti, in discarica o in appositi impianti, composto per circa la metà da metano e per il resto da azoto, anidride carbonica e vapor d’acqua;
- Acque sotterranee;
- Topografia dell’area.
SALUTE
La gestione dei rifiuti urbani (RU) è un problema importante per le implicazioni sanitarie che la caratterizzano. Le normative al riguardo hanno imposto regole sempre più stringenti a tutela della salute dei cittadini, i quali a loro volta sono divenuti sempre più consapevoli ed attenti ai pericoli che possono derivare da uno smaltimento improprio. Le strategie utilizzate per ottimizzare tale gestione, secondo le normative europee e nazionali, tendono a ridurre la quantità di materiale effettivamente smaltito, attraverso la prevenzione, il riciclo e l’uso di tecnologie per il riutilizzo di materiali ed energia.
I risultati degli studi epidemiologici relativi all’impatto sulla salute dei sistemi di smaltimento dei rifiuti, specie discariche ed inceneritori, sono stati riassunti in diversi documenti e revisioni sistematiche. I possibili rischi per la salute per chi risiede nei pressi di una discarica sono riconducibili a diverse modalità di esposizione: l’inalazione di sostanze (gas) direttamente emesse dal sito, il contatto con l’acqua o il suolo inquinati, il consumo di prodotti o di acqua contaminati. Le preoccupazioni maggiori riguardano le discariche abusive che non sono sottoposte a controllo e ricevono rifiuti senza alcuna selezione all’origine, ma anche gli effetti delle discariche autorizzate sono state indagate da diversi studi. Alcuni lavori scientifici hanno documentato deboli prove di associazione tra residenza nei pressi di discariche controllate e rischio per la salute. La debolezza delle osservazioni deriva, tra l’altro, dall’indicatore di esposizione impiegato. Infatti, nella maggior parte degli studi disponibili, in mancanza di informazioni sull’esposizione, la distanza dalla discarica viene utilizzata come indicatore dell’esposizione.
Le conoscenze epidemiologiche ad oggi disponibili, ancorché non conclusive, fanno ritenere che il conferimento in discariche controllate, costruite e condotte in accordo alla normativa nazionale e comunitaria, non comporti un rischio per la salute delle popolazioni insediate nelle vicinanze dell’impianto.
